Questa è una storia vera. Fino all'ultima parola, fino all'ultimo respiro. È già stata vissuta ed anche raccontata. Ma raccontata in un modo parziale e - dal mio personalissimo punto di vista - ingiusto.
Si suol dire che debbano essere due le campane cui si deve dare ascolto, prima di trarre conclusioni.
E la sola campana che ha suonato finora lo ha fatto sussurrando nel silenzio di stanze chiuse o in angoli appartati ma anche urlando fino a non avere più voce, in modo che anche chi non avrebbe dovuto o voluto sentire, sentisse.
Questo libro è la mia campana. Non farà rumore, non produrrà alcun suono, se non nella mente di chi vorrà leggerlo fino in fondo.
Ci sono voluti cinque lunghi anni di speranze deluse per trovare la forza di suonarla, questa campana.
Ma, alla fine, il momento di farlo è venuto. E lo farò nel modo più corretto ed imparziale, nei limiti di quanto possibile per un essere umano.
Ricostruirò i fatti nel modo più dettagliato ed oggettivo, cercando di limitare i miei giudizi a quelli che non è proprio possibile sopprimere o che scaturiscono da conclusioni naturalmente logiche. Dove possibile, indicherò il giorno esatto e persino l'ora in cui si sono svolti i fatti, in modo tale da dare un senso anche cronologico al racconto.
Puntualizzerò nel modo più spassionato di cui sarò capace le responsabilità che io attribuisco ad Anna, mia moglie, ed ammetterò quelle che lei attribuisce a me. Senza pudori, senza confortevoli alibi.
Ovviamente i nomi di persone e luoghi utilizzati non corrispondono a quelli reali, ma sono stati sostituiti con altri di pura fantasia, per rispetto alla privacy dei protagonisti di questa triste, forse banale, ma vera, vicenda umana.
Godetevi la storia.