C'è chi abita stanze ordinate, illuminate sempre alla stessa ora, e chi, senza accorgersene, finisce per confondere la quiete con l'assenza di rumore.
Fausto ha costruito la propria vita come si sistema una scrivania: ogni cosa al suo posto, ogni desiderio archiviato con cura, ogni deviazione rimandata a un tempo più opportuno. Un equilibrio impeccabile, almeno in superficie.
Poi qualcosa si incrina. Non abbastanza da fare rumore, ma quanto basta per lasciar filtrare una crepa.
Da quel varco entra un'aria diversa, più calda, più intensa. Un richiamo che non promette salvezza né rovina, solo possibilità. E le possibilità, a volte, sono più destabilizzanti delle catastrofi.
Tra ciò che è stato scelto e ciò che è stato soltanto evitato, Fausto si ritrova davanti a un confine sottile. Oltrepassarlo significa perdere qualcosa. Restare significa perdere qualcos'altro.
Non tutte le cadute portano giù. Alcune somigliano a un risveglio.