Gué è stato spesso raccontato come rapper del lusso, dell'ostentazione, della notte, dei marchi, del sesso, del potere e del successo. Questo volume propone una lettura diversa: Gué come figura esemplare del capitale estetizzato. Non nel senso riduttivo del rapper che "parla di soldi", ma come artista capace di mostrare il punto in cui il denaro diventa stile, la merce diventa linguaggio, il desiderio diventa immagine sociale.
Dai Club Dogo alla centralità solista, Gué attraversa una trasformazione decisiva del rap italiano: dalla strada alla vetrina, dalla crew alla firma, dalla credibilità urbana alla costruzione di un io mondano, elegante, cinico e riconoscibile. Auto, orologi, champagne, gioielli, hotel, club, abiti, brand e corpi desiderati non sono semplici decorazioni. Sono segni. Funzionano come prove di accesso, distinzione, potere, seduzione e appartenenza a una minoranza vincente.
Il libro legge questa poetica attraverso testo, musica, immagine e consumo. Le canzoni diventano documenti della società contemporanea: mostrano come il capitalismo non domini soltanto producendo merci, ma producendo forme desiderabili di vita. In Gué il capitale non è un concetto astratto: suona, brilla, si indossa, accelera, seduce, entra nel corpo e nello sguardo.
Senza moralismo e senza fascinazione ingenua, il volume analizza brani come Il ragazzo d'oro, Brivido, Lamborghini, Bling Bling, Rose nere, Chico, Veleno, Milionario, 2%, Salvador Dalí e Cookies N' Cream, mettendoli in dialogo con Marx, Simmel, Veblen, Bourdieu, Baudrillard e Debord.
Ottavo volume della collana Filosofia in rima, Gué. Il capitale estetizzato mostra che il rap può diventare una forma rigorosa di pensiero critico sul presente. Gué non offre una via d'uscita dalla società del consumo. Offre qualcosa di più scomodo: la sua forma più brillante, musicale e desiderabile.